L’alienazione parentale non è una sindrome o una patologia, ma rappresenta un processo psicologico in contrasto con il diritto del figlio di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. In seguito alla separazione, padre, madre e figlio contribuiscono, in modo diverso, allo sviluppo di dinamiche relazionali disfunzionali in cui i diversi ruoli appaiono rigidi e bloccati.
Attualmente, in Italia, di questo tema si parla molto. Nel nostro Paese è in atto un dibattito riguardo la nozione di alienazione parentale che presenta il rischio di allargarsi a derive potenzialmente fuorvianti.
Esistono da un lato abbondanti evidenze riguardo l’esistenza di situazioni nelle quali un figlio o una figlia rifiuta immotivatamente un genitore sulla base di una “campagna di denigrazione” e di una programmazione, più o meno diretta, messa in atto dall’altro.
Dall’altro lato viene messa in dubbio l’esistenza di una “sindrome” specifica legata a questo fenomeno. Questa negazione nasce da un presupposto corretto: ovvero, questo fenomeno non comporta di per sé un “disturbo” a carico del figlio o della figlia (PAS, Parental Alienation Syndrome).
Sul piano giuridico, tali situazioni comportano una violazione dei diritti relazionali dei soggetti coinvolti: diritti per definizione biunivoci, da un lato sussistendo il diritto del figlio/della figlia alla bi-genitorialità e dall’altro il diritto-dovere del padre e della madre di provvedere al suo mantenimento, alla sua cura e alla sua educazione come sancito dalla Costituzione.
Sul tema vedi anche: Cosa posso fare se il mio ex ostacola i miei rapporti con mio figlio?
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