Fino a pochi anni fa, la considerazione generale dei problemi psichici delle donne si limitava ad alcuni progetti volti alla promozione della salute mentale, senza predisporre specifici interventi terapeutici.

La ricerca scientifica si concentrava in prevalenza sulle problematiche legate alla sfera riproduttiva, come la gravidanza e la pianificazione della famiglia. Quel che riguardava la sfera psicologica, invece, era piuttosto trascurato.

 

Da ormai diversi decenni i molteplici ruoli che le donne ricoprono nel contesto sociale e lavorativo le espongono a un rischio più alto della media di soffrire di disagi psichici. Alle donne infatti è demandata la responsabilità legata al loro essere allo stesso tempo mogli, mamme e lavoratrici rappresentando sempre più una parte essenziale della forza lavoro  (nel 29% circa dei casi sono la prima fonte di guadagno per la famiglia Oms, 1995).

 

Le donne nel loro contesto sociale di appartenenza devono anche affrontare una forte discriminazione sessuale, che a sua volta può provocare problemi di povertà, difficili condizioni di lavoro, stress.

Un estremo, ma purtroppo molto comune, esempio di disuguaglianza di genere è la violenza sessuale e domestica, che contribuisce all’elevata prevalenza di malattie psichiche tra le donne. Rispetto a quello maschile, infatti, il sesso femminile è molto più vulnerabile, soprattutto rispetto ad alcune patologie: ansia, depressione, effetti della violenza sessuale e domestica, uso di sostanze stupefacenti.

 

La ricerca scientifica ha evidenziato che le donne risultano più vulnerabili rispetto a diagnosi di sindrome ossessiva compulsiva, somatizzazione di problemi mentali e attacchi di panico. Gli uomini, invece, sono più esposti a disordini di personalità antisociale e all’abuso e dipendenza dall’alcol.

 

Supporre una differente vulnerabilità alle diverse categorie di disturbo mentale rimanda a sua volta al discorso sulla esposizione differenziale nei due generi ai differenti fattori di rischio, biologici e psicosociali che, isolatamente o in interazione, intervengono nei vari disturbi mentali (Kendler et al,2003)”.

Un esempio tipico è la depressione, la cui maggiore frequenza nelle donne rimanderebbe alla presenza di una maggiore vulnerabilità di base dovuta a sua volta a fattori genetici e a una maggiore frequenza di esperienze di vita precoci molto negative, quali abusi e violenze), che possono essere interdipendenti con esperienze di vita successive specifica- mente depressogene alle quali le donne sarebbero più esposte degli uomini (Kendler e Gardner,2011).

Come è purtroppo oramai noto l’esposizione maggiore delle donne a certi eventi e situazioni di vita fortemente stressanti contribuisce in maniera molto significativa al maggior rischio femminile di ammalarsi di determinati disturbi. Un esempio tristemente noto è dato dall’esposizione alla violenza, subita nel corso della vita da una percentuale stimata di donne che va dal 16 al 50%; la violenza, sia fisica che sessuale o psicologica, è fortemente correlata come fattore di rischio a patologie tipicamente più frequenti nelle donne, quali depressione, disturbo postraumatico da stress, disturbi dissociativi, tentativi di suicidio, disturbi somatoformi (Resnick,1997, Roberts,1998).