I viaggiatori devono mantenere il diritto al rimborso.

Non ha dubbi la Commissione Europea che con la Raccomandazione dello scorso 14 maggio ha invitato gli Stati membri dell’Unione a rispettare la normativa comunitaria che prevede la possibilità di offrire un buono in alternativa al rimborso in denaro di viaggi e pacchetti turistici soltanto con il consenso del cliente.

In conseguenza di questa Raccomandazione, in Italia il 28 maggio l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (cd. Antitrust) ha inviato una segnalazione a Governo e Parlamento riguardo la disciplina d’emergenza dettata dall’art. 88-bis del cosiddetto decreto Cura Italia (d.l. n.18/2020 convertito con modifiche dalla legge n. 27/2020).

La suddetta norma consente agli operatori del settore turistico di emettere voucher per “rimborsare” viaggi e pacchetti turistici cancellati per circostanze eccezionali e situazioni soggettive connesse con l’emergenza da Covid-19.

Tutto questo anche senza l’accettazione dell’acquirente che non potrà pretendere il rimborso in denaro.

La previsione si pone in contrasto con la vigente normativa europea e dunque l’Antitrust preannuncia la disapplicazione della norma.

E’ notizia degli ultimi giorni che alla Camera verrà presentato un emendamento che renderebbe più “accettabili” i cosiddetti voucher allungandone il periodo di validità, prevedendone il rimborso in caso di mancato utilizzo e fornendo garanzie in caso di fallimento o di insolvenza dell’operatore turistico o del vettore.

La partita sul punto è ancora aperta.

Determinanti saranno le prime sentenze dei Tribunali che saranno chiamati a decidere sulle richieste di rimborso dei consumatori.

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